Ricerca personalizzata
"La dieta livello zero" e stata pubblicata per la prima volta come contenuto del libro "Lo spirito del tempo e il dominio del cuore" di Ulisse Di Bartolomei, edito nel Febbraio 2001.

"The level zero diet" was publishes at the first time as content of the book "The spirit of the time and the dominion of the heart" of Ulisse Di Bartolomei, edited in Italy in February 2001.

Ave o viaggiatori del tempo... di mangiare

Qualche modifica allo stile di vita, Vi consentiranno un migliore controllo psicofisico nella quotidianità e un miglior riposo notturno.
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Ops… e anche di snellirvi!

Postilla legale

Il contenuto del blog La dieta di Ulisse non è inteso in verità scientifica, ma come pubblicazione di un'introspezione basata su di un'esperienza personale.
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Ne è vietata la pubblicazione senza autorizzazione scritta. L’Autore non si assume responsabilità per danni derivanti da un uso improprio o illegale. L’adozione della dieta “Livello zero” deve venire autorizzata dal medico. Il contenuto del blog La dieta di Ulisse non sostituisce la consulenza del medico.

Postilla psicologica

Sarete anche un genio!
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Siete però un debole… almeno nel nutrirvi, in quanto se non lo foste, non sareste ingrassato!
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Le attenuanti possono essere moltissime, ma per il successo della dieta dovete accettare la “postilla”!

Il contraddittorio..

Mangiare è il miglior godimento sensuale che la natura ci dispone.
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Il cibo è il suo dono incondizionato. Un piacere pulito e un senso pieno!
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Siiì…! Scusate c’è un intervento…
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― Si parla ancora di cibo!? Dobbiamo liberarci dalla tirannia del cibo!!! Ciccione consumista! ―
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Lasci perdere la demagogia.
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Ce ne libereremo solamente dopo averlo mangiato tutto, quindi andiamo avanti!

Una dieta per tutti…

Oltretutto questa è una dieta proprio per tutti!
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Anche... per chi crede che il bioritmo sia una danza brasiliana oscena, ma utile all’autostima
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Chi crede che lo yin e yang siano i gridolini di un cinese che si è fatto male.
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Chi crede che la dieta a zona sia da fare soltanto in alcune zone, ma non ha capito quali.
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Chi crede che la culinaria sia la tendenza di sdraiarsi con le terga volte al cielo…
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Basta con la psicoanalisi all’ombrellone e veniamo al sodo…

Piattaforma funzionale

La dieta “livello zero” è una procedura nutrizionale che si propone di adeguare l’organismo ad una stabilità metabolica di base, che liberi dal “panico alimentare” (il senso di fame) lasciando adempiere ad un progetto dietetico senza il condizionamento di una psicologia vessata da aggressivi stimoli famelici.
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Nel lato tecnico esprime un metabolismo regolato nella calorica assunzione commisurata ai cibi ingeriti nella giornata e, in contralto, un ingerimento dei cibi commisurato al lavoro o fabbisogno che si prevede di attivare durante la giornata.
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Nella pratica non è una prassi facile da porre in opera, ma approssimarvisi consente di già una salute più stabile e affidabile.
Un altro aspetto che probabilmente sostiene il cardine tecnico della dieta è la certezza che vengano bruciate tutte le calorie ingerite. Zero calorie rimanenti, dunque!
In seguito nella esposizione della dieta deluciderò l'importanza di questo dettaglio.
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Volendo confezionare un paragone informatico, possiamo definire la dieta “livello zero” a modo di una piattaforma funzionale, ove si possono porre in opera le filosofie dietetiche più disparate, a condizione di produrle entro le sue regole.

Sui generis…

Stili di cucina e teorie mangerecce imperversano e i suoi sacerdoti sono più numerosi dei santoni spara oroscopo, ma dimagrire non è rilevante come stare in salute.
Solitamente tutte le diete sono efficaci se condotte seriamente, ma pastiglie e intrugli per ingannare il metabolismo, sono diete infallibili per il portafoglio.
Desidero narrare alcune esperienze personali sulle quali ho fondato la mia filosofia dietetica.
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A 19 anni mi determinai per una "parziale" dieta vegetariana.
Trascorsi sei mesi mangiando soltanto cereali, insalate e frutta... e formaggio!
Composto di latte di mucca e di capra miscelato. Straordinario! Prodotto da un pastore che pasceva il gregge anche sui miei terreni.
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Un paio di settimane dopo, la prima “identificata” sensazione fu di provare disgusto soltanto alla vicinanza della carne. Una condizione che ritengo dovuta alla sopravvenuta assenza nel mio corpo, di qualsivoglia biotraccia o tossina della carne. Il desiderio di mangiarla era sparito e solo al vagheggiarlo avvertivo un senso di “peccato”, di repulsione interiore.
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Il metabolismo ne aveva “biodimenticato” l’esistenza.
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Ne dedussi che si desidera quanto già in essenza esiste in noi e se riusciamo a dimenticare (biologicamente e spiritualmente) qualcosa, cessa di costituire un bisogno e quindi un desiderio.
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Le ferite si rimarginavano più rapidamente e i mal di testa o emicranie, molto frequenti nella mia adolescenza, erano del tutto scomparsi e scomparvero del tutto.
Questi benefici infatti, sono rimasti negli anni seguenti la dieta e tuttora, oltrecinquantenne, rimango esente dai dolori alla testa.
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Considero dunque, l’alimentazione vegetariana, ideale per la salute fisica e spirituale.
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Potendo l’avrei proseguita per la vita, ma la qualità del rapporto interpersonale ne soffriva e dovetti rinunciarvi. Rifiutare cortesie alimentari disturbava la vita sociale, in quanto se qualcuno vi invita al ristorante, quasi sempre si offende se non approfittate della sua gentilezza.
È pur vero, come tanti psico/conoscitori asseriscono, che “si può spiegare e gli altri capiscono”, ma io ho sempre percepito che un alone di sospetto sovveniva e scacciava quel sapore di complicità, che rende piacevole lo stare insieme favorendo il costrutto raggiungibile.
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Inoltre diventava facilmente l’argomento:
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― Ah… siete a dieta? Anche mio zio…―
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Immaginate di sorbirvi racconti sulle diete di amici e parenti mentre nella Vostra testa, il compito di vendere all’interlocutore un costoso macchiario, vi da continuamente del cretino…
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Un agente di commercio simpatico ha più facilità nel ricevere inviti mangerecci che vendere prodotti… era il mio caso! Ero costretto spesso ad evitare delle aziende, magari poco interessanti per i miei prodotti ma con delle ottime persone cui piaceva scambiare quattro chiacchiere con me, per non finire al ristorante.
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Mi piange il cuore nel rimembrare sittanta stupidità giovanile, adesso che capisco la preminenza che hanno i rapporti umani su tutto il resto.

Lo stress psicologico?

Breve prologo informatico…
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L’informatica non soltanto ha indotto mutamenti nel modo di lavorare e comunicare, ma ci suggerisce degli approcci analitici molto interessanti anche per la gestione delle risorse intellettuali e fisiologiche, “ospitate” dal nostro corpo.
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Possiamo infatti trovare analogie nel funzionamento dei computer! Qui vi sono delle risorse operative fatte “girare” da un motore denominato processore. Le risorse vanno attivate all’esigenza e il processore le pone in opera. Se le risorse installate, generalmente dei programmi di lavoro, comunicazione o intrattenimento, sono eccessive in quanto inutilizzate, il sistema intero ne viene rallentato poiché nei suoi moti diagnostici e inventariali, deve continuamente rilevare tutto ciò che c’è, attivo o no, e anche un ottimo processore non può porvi rimedio risolutivo.
Un po’ come al supermercato: gli altri avventori non mi interessano, ma devo pur sempre evitarli per muovermi tra gli scaffali e se l’ambiente è affollatissimo la compera mi costerà molto più tempo e tensione emotiva!
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Nel computer si risolve disinstallando quanto non serve o inattivando quei programmi che hanno il vizio di avviarsi automaticamente, ogni volta che si avvia l’apparecchio.
Al supermercato si può andare in ore più tranquille… ma nella testa?
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Disinstalliamo i “servizi” psicoreattivi inutili e vessatori: quelle filosofie esistenziali, che legano la psiche ad una quantità di procedure ed atti che a fronte di un vantaggio, producono uno svantaggio decisamente superiore!
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Dal tecnicismo passiamo ai “consigli alla buona”!
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Il corpo si libera dalle impurità apportate dai cibi sofisticati, a condizione di lasciargli il decorso utile.
Si pensi che i soldati della “grande madre russia”, usavano bere la benzina dei carri armati a mo’ di alcool!
Cosa non può fare un fegato!
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Liberarsi di gran parte delle tossine di una robusta mangiata di carne, servono due o tre giorni. Senza imbrigliarsi in protocolli tassativi, difficili da seguire per lunghi periodi, è bene condurre un adeguato periodo di dieta vegetariana (non lascia tossine) dopo ogni pasto “pesante”, per dare tempo al corpo di smaltire i “veleni” residui.
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Il digiuno frena l’intestino e ne facilita l’assorbimento e, a meno di adottare clisteri, deve evitarsi.
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Corroboranti, rivitalizzanti, eccitanti, rigeneranti naturali (estratti d’erbe e radici) o chimici raramente producono effetti apprezzabili in presenza di reiterata assunzione di “sporcizia” biologica. Evolvono facilmente in danno, poiché velocizzano inutilmente il sistema bionervoso accelerandone il declino: l’invecchiamento!
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L’organismo infine si assuefà e subisce depressione funzionale privandosene, procurando effetti collaterali vessatori per la psiche, costretta a ricercare la soluzione in prodotti insistentemente proposti dalla pubblicità come determinanti per la salute o la soluzione di quello specifico problema, e scovare la cagione dell’insuccesso “dentro” la propria negligenza nell’adoperarli (errori applicativi).
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Si finisce per averne bisogno per quell’efficienza organica, che si avrebbe anche se non si fossero adottati, ma perseguito delle sagge procedure alimnetari.
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Il danno alla psiche che ne deriva, è l’incomodo che in questo contesto viene facilmente obliato: il disturbo e l’inibizione delle risorse psicoreattive e intellettuali, in quanto oltre alle difficoltà sanitarie, si langue sotto pressanti sensi di colpa!
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Si immagini una quotidianità ove la salute viene perseguita attraverso il
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― bere categoricamente acqua filtrata “fai da te”, poiche “degli altri non è bene fidarsi”.
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― acquistare esclusivamente frutti biocoltivati* per evitare veleni chimici.
*Non esistono! Nelle coltivazioni senza qualsivoglia utilizzo di sostanze antiparassitarie pericolose per gli individui, i frutti finiscono solamente nella pancia degli insetti e compagni.
Anche da bambino ero curiosissimo! Mi ricordo dettagliatamente le circostanze esistenziali della mia famiglia, sin dalla età di tre anni! La lotta ai parassiti preoccupava tutta la comunità agricola e veniva affrontato insieme. Dal "consorzio agrario" arrivavano le bio/proposte e i prodotti da provare sul campo, ma il risultato era sempre negativo e si doveva tornare all'utilizzo degli antiparassitari classici. L'argomento diventava poi la valutazione del momento dove il veleno era sufficientemente dissipato per "mangiare" il frutto e raccoglierlo prima che gli insetti lo assaltassero. Se però ci tenete a fare parte degli "eletti" che mangiano soltanto bio, fate pure!
Siate consci però, dei costi mentali, anzitutto quando avete la sensazione che la psiche Vi mostra i suoi limiti!
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― Evitare frutti che “hanno viaggiato troppo e inevitabilmente perso vitamine per la strada”.
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― Evitare cibi in prossimità di scadenza.
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― Ingerire integratori a copertura per ogni rischio.
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― Evitare il sale.
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― Liti e tensioni in famiglia in quanto “se il sale fa male è bene che anche gli altri familiari lo evitino” (dicasi lo stesso per i cibi).
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― I familiari che cercano di recuperare il sale con salatini e pizzette ovunque possono e le discussioni che ne scaturiscono.
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― “i soldi ben spesi per il dottore omeopatico poiché soltanto lui può aiutare” eccetera… eccetera…
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L’assunto:
Deve evitarsi tutto quanto di logistico o funzionale non indispensabile, giacché il danno psicologico è superiore al vantaggio prodotto!
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Inevitabile l’erosione della fluidità ponderale
e consegua felicità intellettuale!

Pulizia metabolica

Si diceva…
Strutturando il ritmo giornaliero con saggezza non si abbisogna di rivitalizzanti o acceleratori bionervosi.
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Chi si ciba sofisticato, dia al corpo il lasso di tempo necessario per pulirsi, alternando periodi di nutrizione vegetariana nel rapporto uno a due.
L’assunzione di proteine animali dovrebbe limitarsi ad una volta al giorno.
Il nostro corpo ci perdona volentieri i peccati di gola se gli concediamo pazientemente di disfarsene.
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Rapporto uno a due. Un’abbuffata e due insalate.
Un giorno da peccatori e due da santi!

La carne

Se proprio dobbiamo mangiare la carne, che sia!
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Non quella cruda però… sia di terra o d’acqua.
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Il “patto” con il Creatore include che si mangi degli animali solo previa “purificazione” tramite il calore.
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Mangiare molta carne “terrestre” deprime la spiritualità, ma mangiarne parecchia cruda, la porta “sotto i piedi”!
Questa esperienza che mi accingo a raccontare dovrebbe chiarire più di tante argomentazioni.
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Un giorno salgono in autobus delle studentesse adolescenti, tra cui una molto carina. Immagino che può diventare un'ottima modella... Siedo voltandogli le spalle.
Dopo un pò, fra due studentesse inizia un dialogo sull’alimentazione. L’una è quasi vegetariana e l’altra predilige la bistecca appena brunita, ma dentro rossa grondande (sue parole) e la mangia tutti i giorni, in quanto la sua mamma vuole così.
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La voce “all’insalata” è chiara e leggera.
Quella “al sangue” mi stordisce! Sembra di claudicare in un incubo ad occhi aperti. Ho i brividi e le piante dei miei piedi sfrigolano ,mentre mi sforzo di non udire.
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Una voce greve, incollata, come muoversi in un impasto di sego.
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Sento che non può appartenere alla ragazza carina, ci avrei giurato! Abbisogno di conferma.
Lascio un’occhiata furtiva... è proprio lei e mentre parla, la sua fisionomia si stravolge. Il bel viso assume del cagnesco, mentre pronuncia ripetutamente ― si, mi piace al sangue ― (e compiaciute varianti) nel ribattere alla sua amica, che insiste sul brodino di spinaci.
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Smettila!!! Voglio gridargli.
La mia fermata è lì, la porta si apre, respiro.

Critica alle diete

Circa le diete, ribadisco il concetto: si desidera quello che già esiste in noi. Bisogna, dunque, non mangiare i cibi che il corpo deve dimenticare.
Tutte le diete sono buone, ma le “poco, ma di tutto” spesso falliscono, in quanto producono notevole tensione e destabilizzazione emotiva.
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Chi ama grosse fette di torta, soffrirà nel ridurle ad un terzo, poiché la mente riceve il segnale di sazietà dopo che zuccheri e grassi sono stati ingeriti in abituale quantità e velocità.
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I cibi forti, (carne, formaggi, dolci molto grassi) s’impongono a dipendenza, influenzando l’equilibrio psico-emotivo e la sensorialità spirituale.
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Una grossa bistecca lascia un senso di sazietà, ma anche di una grevità percepita come debolezza, favorendo il perdurare della sensazione di bisogno di cibo.
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Zuccheri e dolci raffinati vengono rapidamente assorbiti, ma quello che non nutre a breve il lavoro muscolare si deposita in grasso altrettanto velocemente, facendo che il macchinario metabolico si crede presto vuoto e affamato.
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Pur avendo ancora delle bisteccone da digerire, viene ingannato dell’improvviso calo di carboidrati veloci, in quanto l’assorbimento dei cibi non obbedisce ad una progressione temporale: sebbene la bistecca sia andata giù da un’ora, la sambuchina non rispetta la fila e si reca spudoratamente in vena in secondi.
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Reduci da lauti e lunghi banchetti, cinquemila calorie e oltre, che terminano con dolci, si sente il bisogno di mangiare anche dopo un paio d’ore solamente ed è molto diffusa la convinzione che “soltanto con i dolci non si sta in piedi”, benché siano cibi ricchi.
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È consigliabile mangiarli lontano dai pasti, dunque affinché il metabolismo non subisca il loro trucco facendoci sentire smunti anche dopo un’abbuffata!
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(Ai banchetti però, mangiateli quando volete, poiché in tali contesti vi è un interesse di relazione…)

La soluzione è nella dieta “livello zero”!

Si sente spesso menzionare il metabolismo ereditario, costituzioni ed altro, ma riflettendo sul mio caso ho centrato una congettura “illuminante”.
Non sia che un metabolismo non aggressivo, è possibile in quanto l’assunzione quotidiana dei cibi è di fortuita abitudine sul filo del fabbisogno medio giornaliero?
Il corpo, stimolato dai numerosi momenti metabolici vuoti, è costretto a tenere in moto la combustione dei grassi accumulati e far così meno affidamento su quelli che lo stomaco riceve!
Ne ho costituito un riferimento funzionale ottenendo di non subìre più i momenti di fame e di condurre una dieta divenuta il mio stile di alimentazione!
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La mia obesità stava ormai su dimensioni “americane” e la tensione spirituale veniva spesa quasi del tutto per sopperire ad una debilitazione funzionale drammatica.
Sia che mangiassi o rimanessi a stomaco vuoto, avvertivo il corpo gonfio e il cuore ansimante.
Le impellenze fisiologiche assillanti e delicate.
Mio figlio, quando si arrabbiava, mi apostrofava con “sei il più ciccione, sei il ciccionissimo del mondo”!
La mia speranza per il futuro affidata al risveglio del mattino dei miei 150 chili.
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Un pomeriggio, affranto tentavo di fare il punto. Era così frustrante che ogni dieta finisse incompiuta per poi riprendere il grasso perso più gli interessi.
La notte andata, dopo un’affannosa intimità con la consorte, avevo subito un’aritmia cardiaca!
Ero disperato e cercavo una soluzione.
Mi sovvenne di “meccanizzare” il corpo!
Nei motori la dinamo produce energia elettrica che invia alla batteria. Questa poi la lascia alle parti del motore e del veicolo che ne abbisognano. La dinamo non alimenta direttamente i dispositivi altrimenti il sistema non potrebbe avviarsi da solo o funzionare stabilmente.
La batteria consente l’affidabilità funzionale compensando le pause o differenze produttive della dinamo.
Paragonando il motore all’organismo, la dinamo allo stomaco e la batteria ai depositi adiposi, se ne desume che la migliore funzionalità non può che ricalcare la tecnica motoristica.
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― Lei sarebbe stato un buon meccanico! ―
Ah… siì!
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L’organismo dunque, prende ininterrottamente il combustibile necessario nei grassi accumulati e poi (vitamine, proteine, sali…) dagli alimenti ingeriti.
Scompare quella aggressiva fame che introduce al panico per un’ora in più del solito senza mangiare e che sostiene il problema in oggetto, giacché al desco ci si arriva non affamati e ci si alza altrettanto.
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Il metabolismo invia i grassi al “deposito a prelievo continuo” e l’organismo si gode il rinfrescante piacere di frutti e verdure freschi o caldi... lasciando alla psiche piena libertà di valutare la quantità da ingerire.
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Il livello zero è dunque la condizione metabolica, ove il prelievo dei grassi corporei rimane costantemente attivato, indotto dalla non assunzione calorica tra un pasto e l’altro.
Il metabolismo preleva le energie sia dai depositi adiposi che dal cibo ingerito quotidianamente, in una proporzione che definirei per comodità cinquanta e cinquanta, reintegrando i depositi (quando necessario) nei piccoli desinari casuali.
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Attenzione però! Sono i piccoli desinari casuali che imbrogliano la reattività del metabolismo “convincendolo” che gli basta chiedere e la merendina va giù!
Per ottenere dei buoni risultati ci si può concedere un tè all’inglese… Nuvoletta di latte e cucchiaino di miele… but only at five!
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Gli spuntini devono essere delle eccezioni, in quanto disturbano l'assetto metabolico in ogni caso.
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Defilandosi da questo equilibrio si determinano due patologie: l’obesità e l’anoressia.
In quest’ultima il metabolismo arriva a rifiutarsi di assumere cibi esterni e il meccanismo “psicobiofisiologico” viene disattivato.
Come noto, una fortissima componente mentale propositiva produce l’anoressia.
L’obesità si ha quando il metabolismo prende solo dal cibo ingerito producendo una fame panicale e aggressiva, che porta agli eccessi di desiderio.

Obesità

Cerco di strutturare il ”mio” meccanismo dell’obesità.
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Dividiamo il pasto in tre equivalenti momenti/quantità: A... B... C!
Solitamente il senso di fame si affievolisce dopo una decina di minuti per cessare dopo trenta. Nei primi dieci però il momento/quantità A è andato mentre a trenta anche B l’ha seguito e arriva il turno di C che di solito rappresenta il momento più gradevole, poiché la tensione nervosa da fame è sparità e il gusto del cibo diventa oggetto di artistico godimento.
Come sovente accade A era sufficiente a sopperire al bisogno energetico delle sette o otto ore di sua competenza sennonché il senso di fame si era protratto quel tanto da spingere all’ingerimento dei restanti, psico-normalizzati, B e C in parte o del tutto eccedenti e che vanno inevitabilmente in deposito, soprattutto se la pausa è lunga o l’attività spende poche energie.
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Da qui i dietologi sentenziano: alzarsi dalla tavola ancora con la fame! Siamo matti a vivere tale vita da masochisti?!
La psiche non può tollerare tale tortura a lungo senza crollare. Questo strazio si aggiungerebbe ad altri sconforti che la complessità della vita non risparmia. Tra i più antipatici vi troviamo le incitazioni “amichevoli”, che interferiscono anche nei desinari leciti della dieta.
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Volete aiutare un obeso? Lasciatelo in pace!

Correzione del metabolismo

Meglio correggere il metabolismo, poiché affidandosi ai cibi ingeriti ne richiede di continuo, in quanto ogni vuoto metabolico porta al panico psico-bio-fisiologico!
Una “fame da lupi” che si ripropone con tale frequenza da vincere le difese razionali.
Un meccanismo spietato che porta ad ingrassare sempre più.
Come accennato, per vincere i vuoti metabolici occorre indurre il metabolismo a prendere dai grassi in deposito ininterrottamente, quindi il necessario lavoro deve costantemente stare attivato.
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Si ottiene tenendo l’alimentazione strettamente commisurata al abbisogno, evitando le merende fra i pasti principali, per regolari periodi.
Ponendo un fabbisogno di duemila calorie giornaliere e considerando che tre momenti/pasto costituiscono circa nove ore di digestione, se gli do solo le duemila e solo in tre momenti, per le restanti quindici ore il caro metabolismo dovrà procurarsi il mancante nel deposito!
Processo che non avviene se mangio ogni volta che strilla!
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Ho notato che un metabolismo così stabilizzato prende dai depositi adiposi anche durante i periodi di esuberante alimentazione, ma se ci si rilassa ad una settimana di mangiate, torna ad ignorare il deposito e produrre la sensazione di fame!
Da genitori mangioni come buoi (non era il caso dei miei) i figli crescono come vitelli! Ulisse! Sei grasso, poiché la tua razza è di grossi... avete le ossa grosse... i tuoi zìi... tua nonna Gigia...
Tendo o tendevo ad ingrassare, dovuto alle cattive abitudini del mio metabolismo e il dienneà implica un riverito nulla!
Portarsi al livello zero è consigliabile per tutti allo scopo di eliminare la fame e quindi, gestire in serenità i bisogni alimentari. Veramente prezioso per chi si avvia ad una lunga dieta e di vitale importanza per tanti!

Procedura facilitata…

per raggiungere il “livello zero” per coloro che hanno difficoltà nel controllarsi durante la giornata.
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Ribadito! Per educare il metabolismo bisogna seguire una procedura alimentare che deve assurgere a regola di vita e licenziabile soltanto nelle ricorrenze o contesti relazionali speciali, affinché i meccanismi metabolici si stabilizzino.
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1) Abituarsi ad una cena non esagerata, priva o moderata di grassi animali, evitando spuntini serali e ovviamente, notturni.
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2) La cena dovrebbe terminare almeno tre ore prima di coricarsi per la notte, affinché la digestione si completi. Moderate bevande anche alcooliche, non precludono il buon risultato, se l’assunzione dei cibi solidi viene evitata fuori pasto. La bontà del riposo notturno è fondamentale per condurre un piano nutrizionale o una dieta dimagrante, in quanto il cibo è spesso percepito come lenitore della psicosofferenza e della spossatezza muscolare. Arrivando malamente al mattino, non si prosegue al punto tre…
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3) Raggiungere l’ora di pranzo, non prima delle tredici, solamente con bevande vitaminiche o dolcificate. (Non oltre le 200 calorie)
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4) Garantire almeno quindici ore di quasi digiuno, inducendo così il metabolismo a bruciare i grassi in deposito. La qual cosa è utile anche per il compimento di qualsiasi difficile digestione e non lasciare inesitati alla successiva.
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Dopo alcuni giorni di nutrizione gestita in tal modo, il metabolismo sarà stabilizzato e disposto al meglio per sostenere una dieta o procedura nutrizionale a “livello zero”.
Garantito: nessuna stanchezza o panico metabolico.
A questo punto chi abbisogna di ridurre il peso, può iniziare la proceduta di riduzione delle calorie attraverso la sostituzione degli alimenti o differenziando i modi di cucinare. Una soluzione meno aggressiva per la psiche, della decurtazione della quantità.
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Ad esempio: 50 g grammi di pasta (da cucinare) in meno, in un ragù ricco di verdura: stesso peso e 200 calorie in meno!
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Alcuni potrebbero avere delle difficoltà nel “saltare” una robusta colazione. In tal caso se gli impegni sociali lo consentono si può dormire fino ad avvicinarsi al mezzogiorno! Se non dovesse essere possibile, c’è sempre la forza di volontà…
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Attenzione però alle fobie o innamoramenti concettuali (“questa dieta la farò per tutta la vita…”). Provocano repulsione psicologica e costringono prima o poi, ad abbandonare qualsiasi proponimento di lunga durata!

Per facilitare di più…

Alcuni asseriscono che una robusta colazione al mattino è necessaria per affrontare la giornata in ottima forma. Non è vero!
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Il riposo notturno introduce alla prima metà del giorno, ma nonostante, molti soffrono di fiacca mattutina, sebbene abbiano preso un’abbondante colazione!
Secondo i miei “assunti”, la colazione ricca al mattino causa una quasi immediata sonnolenza con apatia psicoreattiva e un vuoto metabolico due ore dopo, che tedia fino al pranzo.
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La “colazione alle sette” produrrà fra le nove e le dieci, un senso di fame più o meno tollerabile che durerà fino a pranzo, disponendo la psiche verso l’inefficienza reattiva e l’irascibilità emotiva.
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Niente carboidrati nella prima metà del giorno (a parte quel poco nei dolcificanti, che però vengono presto “dimenticati”) è un passo consono verso un equilibrio vitale e per taluni un progresso sorprendente. La colazione alle vitamine, ma anche del semplice caffe, dolcificato o meno, va bene se ci si preoccupa di bere almeno mezzo litro di acqua durante la mattinata, può diventare il momento purificatore quotidiano: un biolavaggio giornaliero, prezioso soprattutto per chi usa ingolfarsi di tossine animali.
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Un periodo di preparazione “a livello” abbisogna di una decina di giorni, si conduce senza soffrire (meglio crederci…) e consente poi di procedere verso il regime calorico di mantenimento o di dimagrimento e rimanerci senza ricadute, con un minimo di attenzione.
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Non importa se dimensionati da lottatori di sumo! Dopo le prime settimane di dieta, soprattutto se limitata nel colesterolo, il cuore ritrova una giovinezza inattesa ed è pronto a lavorare al meglio per gli anni necessari. Poche storie: tutti possono!
Stabilizzato il metabolismo si può quello che si vuole... anche tutto al mattino, come accennato, senza subire attacchi di fame.
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Ci è impossibile solo quello che non comprendiamo.
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Dopo mesi di nuova vita ho raggiunto la certezza della bontà del mio assunto. Mangio quando voglio e come voglio. Distribuito nella giornata o tutto alla sera. Una super colazione al mattino e un chilo di frutta alla sera! Il mio metabolismo non mi ricatta più! Sono liberooo!!
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Non sono cose nuove ovviamente, ma la dinamica tecnica viene confusa in un incastro di integratori, ginnastica, psicologia, complessi vari che volenterosi “scassa maronisti” amano esplorare nella travagliata personalità dell’obeso.
La psiche può sostenere i nostri progetti con il coraggio necessario, solo se i dati disposti tornano coerenti alle dinamiche funzionali dei fattori in gioco (capire ciò che si fa…).
Nello specifico e così riassunti sono:
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la combustione dei grassi stabile nel tempo, estingue il senso di fame evitando i momenti di acuta debolezza e rendendo possibile qualsiasi gestione nutrizionale, in quanto vengono a mancare i condizionamenti di una psiche esausta.
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Divoro cornetti alla crema, gelatoni da ottocento calorie, pizze oltraggiose ma… per medie giornaliere millecinquecento calorie!
Ho finanche indugiato in piscina per cinque ore in quasi continuo movimento ed in completo digiuno, senza avvertire stanchezza o debolezza di sorta, ma solo una lievissima grevità fisica mitigata dalla piacevole frescura dell’acqua.
Il guadagno in benessere è eclatante. Più gli accessori!
In bagno ho mai più quegli incubi... dov’è... eppure c’era...

Strategie personalizzate

Per il singolo
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…e per coloro che possono agevolmente separare la logistica domestica.
Tassativo:
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tenere in casa esclusivamente cibi che vanno trasformati (cucinati) per fruirli, allo scopo di evitare che un momento di fobia da naufrago affamato, faccia sparire dalla dispensa duemila calorie in tre minuti!
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Verdura fruibile cruda, carote, cavoli…, e frutta vanno benissimo. Se siete però abituati a mangiare grosse quantità in un colpo solo, come può succedere a chi ha lo stomaco molto dilatato e capiente, meglio non tenere in casa della frutta molto calorica. Una o due banane potete acquistarle al supermercato e mangiarle subito.
Cioccolato spalmabile, semi oleosi e similari… devono parimenti gestirsi con tale criterio.
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Per il familiare
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…o per coloro che non possono separare la logistica domestica, si rendono spesso impraticabili tali espedienti, soprattutto se ci si sente autorizzati a porre le mani su qualsiasi cosa mangiabile che stia nello spazio abitativo.
Il “ciccione” che desidera dimagrire, deve in primis diventare un onesto psicologo di se medesimo, giacché investigare le peculiarità della propria vulnerabilità è il primo passo verso l’individuazione delle chiavi psicologiche e funzionali adeguate al contesto ambientale e consentire il confezionamento della disciplina necessaria.
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Si impone comunque un patto con il “gruppo”, che deve garantire:
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― Non venire forzato alle eccezioni, poiché ognuno crede che indurre ad un po’ di complicità fuori dalle regole, aiuti la prosecuzione della dieta, ma se gli amici sono tanti, è già finita.
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― Non fare commenti sull’andamento della dieta, poiché in tal modo, si riceve un commento sgradito ogni qualvolta si pone qualcosa in bocca, anche se lecito secondo la dieta.
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― il “gruppo” deve sempre disporre di un alimento sostitutivo da proporre al dietato, affinché questi non sia costretto a guardare, mentre gli altri si godono il “dolce”, oppure disporgli con discrezione di una porzione ridotta, senza annettere commenti del tipo “a te di meno… sei a dieta!”. Non c’è atteggiamento più antipatico.
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In definitiva nessun commento sul suo stato, amichevole o meno, poiché una dieta può durare moltissimo e trasformarsi facilmente in tortura per la negligenza altrui.
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In gioventù ero sempre un po’ sovrappeso, ma spesso solo di qualche chilo, nonostante c’era sempre qualcuno che nel passarmi vicino mi toccava lo stomaco esclamando “Pancetta?”
Riflettendoci dopo dei decenni, mi rendo conto che tale atteggiamento mi faceva stare male nella stessa intensità sia quando avevo cinque chili di troppo, ma in ottima forma atletica, sia con sessanta chili di troppo, con l’impossibilità di fare ginnastica per problemi cardiaci.
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Il male che mi ha fatto tale atteggiamento, mi provoca del risentimento ancora oggi!
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Ricordiamo che il computo deve tornare e se alla fine del giorno torna, non importa con quali numeri è stato fatto, saranno quelli giusti.

Dolcificanti

Gli edulcoranti possono apparire sgraditi per il sapore metallico e per la salute non sono il meglio. Consiglio di usare intensivamente il miele e lo zucchero di carrube non raffinati. In Germania quest’ultimo è comune ed economico. Si tratta di due alimenti fantastici che aiutano concretamente la psiche a tollerare il peso della dieta. Sono alimenti dolci che lavorano egregiamente anche come dolcificanti.
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Una giornata procurando le calorie solo con questi prodotti, così o diluiti in bevande (il tè è buono a qualsiasi temperatura!), non solo è utile a favorire la pulizia biologica od accelerare la contrazione del volume dello stomaco, ma l’è un raffinato piacere.
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Desidero spezzare una lancia per il famigerato zucchero bianco! Candido e neutro come il senso di benessere di una vita ben gestita. Sullo zucchero si è affermato tutto il male possibile, ma fuori da situazioni patologiche particolari esso è un combustibile perfetto. Inserito in una dieta con il controllo calorico i suoi aspetti negativi svaniscono, lasciando emergere legali i suoi pregi: assimilazione immediata, non abbisogna di digestione e sapore dolce di purezza assoluta.

La “garanzia” del tetto calorico

Consideriamo però che siamo deboli e spesso abbisogniamo di qualcosa che ci calza. Il tetto calorico, associato alla relazione smaltisci tossine “un giorno a due” e la mattinata leggera, può costituire una efficace garanzia salute, che nonostante un’alimentazione insana, la sua gestione metabolica esiti sempre incomplicata.
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Potremo così riconciliarci con quasi tutti i nostri amati nemici alimentari.
Funziona però solo sotto il tetto calorico, che va’ salvaguardato!
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Entro la regola del tetto calorico l’alimentazione può essere ottimizzata attraverso la valutazione dei rilievi riferiti ai bioritmi, all’azione dell’insulina, alle disquisizioni sullo yin e yang inerenti e quantaltro si voglia, restando però in cardine che il tetto calorico e il “livello zero” sono le postille base della “polizza garanzia” sul risultato!

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7000 calorie producono un chilo di grasso!
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Qualsiasi strategia utiliziate per modificare tale relazione, non potrà cambiarla che in trascurabile misura. Il cibo che entra e vi rimane a sufficienza, produrrà ciccia in tale rapporto.
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Acceleratori intestinali?
Non si può passare l’esistenza seduti sul “water”!
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Un ulteriore rilievo mi appare congruo!
La psiche “media” (la mia, ad esempio…) può non riuscire a gestire una procedura complessa od un suo impreziosimento intellettuale, sicché il pratico che riconosce la sue debolezze, si fermi al tetto calorico e lasci il resto alle speculazioni filosofiche.
Esempio. Le patate lesse contengono circa 80 calorie per 100 grammi, che se fritte, moltiplicano a causa dei grassi, olio, burro e affini, usati per la frittura, che da soli ne contengono oltre 700 (per 100 g.). La dannosità dei grassi cotti è assodata, ma se la quantità del fritto ingerito si riduce nella misura necessaria, oppure si sacrifica su altri alimenti per rispettare il tetto calorico, l’organismo se la caverà in ogni caso, trovandosi nelle condizioni migliori possibili, per dominare qualsiasi complicata chimica digestiva.

Considerazioni finali

Il “livello zero” e il tetto calorico dunque consentono di assemblare una filosodia dietetica personalizzata oppure un duraturo stile nutrizionale. quattro regole d’oro per la dieta efficace e protraibile nel tempo!
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1) Stabilire un massimo di calorie inferiore al bisogno giornaliero, commisurato alla rapidità dimagrente desiderata e non superarlo, affinché si avvìi una stabile combustione dei grassi corporei. È l’intimo “pasto continuo” necessario per evitare i vuoti metabolici: causa di momenti di acuta fame o debolezza. Veri ammazzadieta che sfibrano la psiche portando alla resa.
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È consigliabile un calo di un chilo alla settimana ottenibile con la riduzione di mille calorie al giorno. Il raggiungimento del tetto calorico che consente la meta dimagrente, può avvenire gradualmente, se necessario e fattibile, ma deve essere risoluto.
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2) Evitare i cibi grassi prediletti per almeno sette giorni, affinché il biointelletto e la psiche li “dimentichino”. Le eccezioni o “psico-vacanze” a dieta stabilizzata tornano utili per evitare la fobia “prigione”, ma distanziate di un paio di giorni per non riedificare psico e bioforme di dipendenza.
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3) Associare del nuoto o ginnastica in preminenza acquatica.
Lo smaltimento del calore corporeo è difficoltoso per l’obeso, producendo “gravosa” stanchezza e possibili rischi cardiaci anche in modesti esercizi. La dieta aumenta di già il calore corporeo, per la combustione incessante dei grassi, dando un lieve ma percettibile senso di grevità.
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I rinfrescanti “ambientali” acquatici sono dunque imperativi per il “dietato granciccione”, dacché l’acqua stando costantemente a diretto contatto con la pelle, sottrae rapidamente il calore prodotto dal lavoro muscolare!
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Si possono in tal modo sostenere per lungo tempo moderati esercizi muscolari, risultando così efficaci mangiacalorie. I giochi acquatici dunque, agiscono corroboranti per la psiche e ottimi compagni per diete che possono protrarsi per degli anni.
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4) La percezione popolare situa i pedanti salutisti nelle generose nicchie degli imperscrutabili: ci fanno o ci sono? Lo so, la comprensione a questo mondo non è il massimo...
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Morale: non tediare il prossimo con una ligiosità fanatica!
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Un dolce offerto è veicolo di buoni sentimenti e se si supera il tetto calorico, tempo di compensare ce n’è: aiutati dall’affetto ambientale ed una coscienza serena.

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Infine un consiglio ispirato a quanto un tizio enunciò da qualche parte tempo fa:
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non ti curar di lor, ma guarda e passa
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Da seguire diligentemente in ogni occasione di troppo, ove si è tentati di fruire di qualcosa commestibile!

Le mie "molto" personali dimensioni esistenziali...

sono state:

...così




...così


...e così


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Se vede le mie foto non ne troverà due ove ho la stessa pancia!
Non è questo un miracolo?